
Luce nera Sedōka – Un anno di voci che si girano
22 aprile 2026 – 22 aprile 2027
Ogni settimana, a partire dal 22 aprile 2026, Giornata della Terra, non per caso, pubblicherò un Sedōka: sei versi secondo lo schema 5-7-7 / 5-7-7, la più antica e dimenticata delle forme poetiche giapponesi, in dialogo con una fotografia in formato quadrato, in bianco e nero.
Un anno. Cinquantadue Sedōka. Cinquantadue fotografie. E la domanda silenziosa che le attraversa tutte: cosa resta quando un mondo scompare?
Il Sedōka e la testa che si gira
Il Sedōka (旋頭歌) è una forma arcaica del Man’yōshū (VIII secolo. sec. d.C., la più antica raccolta di poesia giapponese, con migliaia di testi), già desueta quando il Tanka (短歌), la matrice di 5-7-5-7-7, si imponeva come canone d’élite. Il suo nome evoca un movimento preciso: sen (旋 – ruotare) e dō (頭 – testa). È il “canto dalla testa che si gira”, un’evoluzione circolare dove la voce, giunta a metà, si volge all’indietro per ritrovare l’inizio.
La sua struttura a due terzine speculari (5-7-7 / 5-7-7) agisce come un’eco interiore. È un dialogo tra due anime o, forse, un’unica voce che torna ossessivamente su se stessa: come la memoria, come il lutto, o come certi paesaggi che continuiamo a fissare anche dopo che sono scomparsi.
Rilke scriveva che «la bellezza non è che l’inizio del terribile». Il Sedōka, con la sua simmetria raddoppiata e il suo respiro circolare, appare come la forma ideale per sostare davanti a quel “terribile”, offrendo un ordine ritmico allo schianto della realtà. In questa torsione dello sguardo, il passato non si allontana, ma si riflette nel presente.
La fotografia quadrata in bianco e nero
Il formato quadrato non è neutro. Elimina la gerarchia tra orizzontale e verticale, tra cielo e terra, tra passato e futuro. Costringe lo sguardo a sostare. Il bianco e nero, a sua volta, non impoverisce: sottrae il colore per restituire la luce, la texture, il tempo. Susan Sontag scriveva che fotografare è partecipare della mortalità, della vulnerabilità, della mutabilità di un’altra persona o cosa. Io fotografo mondi che stanno scomparendo, il mio incluso, con la stessa tenerezza con cui si tiene la mano a qualcuno che si sta congedando.
Perché il Sedōka. Perché adesso.
Non è nostalgia. O forse lo è solo nel suo senso etimologico: nostos (ritorno) e algos (dolore). Il dolore del ritorno, dunque, non il semplice rimpianto dell’assenza.
Ripercorrere un modulo poetico antico, nato in una corte giapponese dell’VIII secolo e usato da amanti per scambiarsi sussurri nella notte, mi restituisce qualcosa di difficilmente definibile. È una sensazione che somiglia al senso dell’esistere: quella consapevolezza della nostra natura che ci attraversa come un lampo, un’illuminazione che dura solo pochi istanti prima di svanire.
Walter Benjamin scriveva che ogni immagine del passato che non venga riconosciuta come propria dall’epoca che la evoca, rischia di scomparire per sempre. Il Sedōka è una di queste immagini: un riflesso che richiede di essere colto ora. Scriverne uno alla settimana, “se sopravviverò”, come usavano dire i vecchi viaggiatori nelle loro prefazioni, è il mio modo di tenere accesa una lucerna in un corridoio che l’oscurità sta lentamente attraversando.
Il progetto
Ogni settimana, dal 22 aprile 2026 al 22 aprile 2027:
– una fotografia quadrata in bianco e nero – luoghi, oggetti, volti, soglie, rovine, nuvole, radici, acqua, luce obliqua, tutto ciò che porta in sé il segno del tempo che passa;
– un Sedōka – sei versi, due terzine che si guardano, una voce che torna su se stessa;
– una nota, breve, a volte brevissima, sul perché di quell’immagine, di quelle parole.
Nessuna spiegazione. Nessuna didascalia che chiuda il senso. Solo il vuoto necessario tra l’immagine e la parola, tra il passato e ciò che ancora pulsa, debolmente, ma pulsa.
Quel vuoto è il Ma (間) della tradizione Zen (禅): l’intervallo che non separa, ma connette. L’ideogramma 間 ritrae un portale attraverso cui filtra la luce solare; non è un’assenza, ma lo spazio vibrante dove il significato può finalmente accadere. È la pausa che permette alla visione di farsi consapevolezza e al silenzio di farsi voce.
In questo intervallo cerco il senso dell’esistere: quel lampo di luce tra le ante del portale che dura un istante e ci rivela chi siamo, prima che il buio torni a scorrere nel corridoio.
“Il passato porta con sé un indice segreto che lo rinvia alla redenzione.”
Walter Benjamin, Tesi di filosofia della storia
“Non abbastanza silenzi nel mondo.”
Samuel Beckett

Sedōka #26 12 ottobre 2026 Bianco cappuccio sulla torre di nubi: ti cerco lassù, mamma. Basta un respiro e il velo si fa vento. Cammino senza mano.
Nota: Dopo una perdita, guardando il cielo, si cerca una forma, un segno: qualcuno che da lassù protegga, consigli, indichi la strada. È un’illusione antica e tenera, e la poesia la lascia vivere per tre versi. Poi basta un respiro: il velo non scompare, si fa vento, come chi se n’è andato e resta nell’aria senza più una forma. Rimane il cammino, da fare senza la mano che si teneva.

Sedōka #25 5 ottobre 2026 Le sue mani pian portano alla bocca ciò che amava da sempre Ora il silenzio siede a tavola con me senza chiedere nulla
Mangiare ciò che si ama è un modo di essere se stessi. Poi la prudenza ha imposto di frullare tutto: il nutrimento restava, ma si perdevano il morso e la forma delle cose. La foto custodisce l'istante prima di quella perdita. Oggi è un mese esatto dalla sua scomparsa.

SEDŌKA #24 28 settembre 2026 Bevi la luce nello spritz, occhi chiusi sotto il portico, lieve Ora il bicchiere è vuoto, manchi tanto non tornerai più, mamma
Nota: Uno spritz ai Tre Saclini, il portico, gli occhi chiusi su un sorso condiviso: il primo katauta resta dentro quel momento, ancora vero finché lo si guarda. Il secondo è il bicchiere di oggi, vuoto. Non l'avrei mai creduto possibile.

SEDŌKA #23 21 settembre 2026 Selle vicine: una è vuota. Pedalo col peso di noi due. E non sbanda mai: tu reggi il tuo manubrio e mi dici la strada.
Nota: Una bicicletta a due posti affiancati, di quelle che in inglese chiamano sociable: due manubri, due selle Umberto Dei con le borsette degli attrezzi ancora allacciate. Non si pedala uno dietro l'altro, come nei tandem. Si pedala uno accanto all'altra.

SEDŌKA #22 14 settembre 2026 Faro sul mare alle foci del fiume mia madre mi parla Luce lontana segue il Tagliamento tra le ore perdute
Nota: Il Faro di Bibione, alle foci del Tagliamento, diventa qui un luogo della memoria. La sua luce richiama la presenza di mia madre e le passeggiate condivise lungo la riva, dove il paesaggio continua a custodire ciò che il tempo non cancella.

SEDŌKA #21 06 settembre 2026 Ridi verso me che non sto nel riquadro. Tieni fermo il colletto. Ora non ci sei e la foto continua a ridere verso me.
Nota: 23 giugno 2018, in montagna. Rideva di qualcosa che avevo detto io, e che non ricordo. Dietro di lei il prato è bruciato dalla luce. È mancata il 5 settembre 2026.

SEDŌKA #20 31 agosto 2026 Buio tra i tronchi e il campo chiaro in fondo si distende e non chiede. Più in là, gli uomini contano ciò che resta e ci mettono un timbro.
Nota: Fine agosto, poco prima che la luce se ne vada. Alberi in controluce: i tronchi diventano tagli neri e l'unica cosa chiara resta la striscia di campagna in fondo. Scattato dall'ombra. È l'unico posto da cui la luce si vede davvero.

SEDOKA #19 24 agosto 2026 Nube bifronte sale bianca, si attorce d'ombra vestita, nera Chi guarda in alto non sa se prega o teme l'angelo che minaccia
Una nube lenticolare, doppia nella forma e nell'anima: bianca in alto, scura in basso, come l'uomo sospeso tra angelo e demonio.

SEDŌKA #18 17 agosto 2026 Il cielo è nero le nuvole toccano sfiorano e si perdono poi ritrovano bianco che sfiora il buio un soffio, un ritorno
Nota: Nero pieno sopra, senza sfumature: il vuoto che non concede nulla. Sotto, la nuvola si apre in creste e vuoti, due squarci di luce accesa che bucano il grigio come una domanda rimasta senza risposta. Il confine tra i due non è una linea ma una frangia irregolare, incerta: è lì, in quel margine che non chiude mai del tutto, che si consuma ogni incontro.

SEDŌKA #17 10 agosto 2026 Nebbia sul ponte il sentiero si perde nel buio, senza fine Il ponte tace solo la nebbia resta un'ombra senza nome
Nota: Un ponte che scompare nella nebbia, un solo tracciato luminoso tra due margini invisibili. Non si vede dove porti, non si vede da dove venga. Resta solo il camminare, e la paura di ciò che non ha forma né nome.

SEDŌKA #16 03 agosto 2026 Erba dorata la nube gira lenta il piano che attende Bianco d'inverno aspetta tra le vette il silenzio la veste
Nota: Il temporale si prepara sulle Dolomiti mentre il pascolo resta secco e immobile: una soglia sospesa, prima che tutto cambi.

SEDŌKA #15 27 luglio 2026 Corpi nel buio braccia sospese, mute ombre che il suolo beve Nessuno guarda solo dentro se stessi e il mondo trema, resta
Nota: Corpi che danzano incuranti dello sguardo altrui, e insieme il pavimento restituisce, moltiplicandole, le loro ombre. Un doppio movimento: fuori l'azione, sotto il suo riflesso silenzioso.

SEDŌKA #14 20 luglio 2026 Rose nel vetro ardono bianche e chete petali aperti al sole Appassiscono sfioriscono in silenzio come la vita, un giorno
Nota: Rose bianche in un vaso di cristallo, fotografate in bianco e nero. Fiori recisi nel pieno della fioritura, prima dell'appassimento.

SEDŌKA #13
13 luglio 2026
Sta la montagna
mentre le nubi vanno
sempre diverse e vive
Si muove il monte
dentro il viaggio del vento
fermo ed in movimento
Nota: Pietra immobile che respira il passaggio del cielo. Le nuvole scorrono mutando continuamente, e in quel correre incessante anche il gigante di roccia sembra mettersi in viaggio, fermo eppure partecipe del flusso.

SEDŌKA #12 7 luglio 2026 Foglie di luglio mi fanno ombra e respiro la stessa estate viva l'albero non sa o forse lo sa e tacL che anche l'autunno verrà
Nota: Chioma controluce, il sole filtra tra le foglie. L'albero ripara e gode, vivo nel pieno della stagione. Ma dentro il verde è già iscritta la caduta.

SEDŌKA #11
30 giugno 2026
Trema la zampa
insegue prede in sogno
al risveglio lo farà
L'uomo non osa
sogna ma resta fermo
la corsa non comincia
Nota: Un cane dorme sul cemento. Le zampe tremano, inseguono qualcosa che non vediamo. Il cane non distingue tra sogno e azione: ciò che sogna, lo compie. L'uomo ha imparato a separare i due mondi, e in quella separazione ha perso qualcosa che il cane non perderà mai.

SEDŌKA #10 22 giugno 2026 Il ramo non chiede dove il fiume lo conduce si abbandona e basta Il fiume non sa che porta qualcosa con sé e non gliene importa
Nota: Nessuno dei due sceglie. Il ramo ha smesso di resistere, il fiume non si è mai accorto di lui. Tra indifferenza assoluta e abbandono totale, qualcosa si muove lo stesso.

SEDŌKA #9 15 giugno 2026 Mano che scende sui capelli bianchi, ferma sopra il volto aperto Lei guarda in alto non chiede, non si scosta resta lì, paziente
Nota: Una mano cerca la fronte di chi è distesa. Non è una carezza qualunque: è una mano che sa esattamente dove posarsi. L'altra non si sottrae, non parla. Resta a guardare chi si china su di lei, e basta.

SEDŌKA #8 08 giugno 2026 È minuscolo e corre sul tavolo senza temere niente Lascio che viva se sale sulla mano e mi gratto soltanto
Nota: La bestiola attraversa il tavolo senza paura, lei minima e il mondo enorme. Io non la scaccio: la lascio passare, e quando mi sale sulla pelle l'unico gesto è grattarmi. La sola reazione cade su di me, non su di lei.

SEDŌKA #7
01 giugno 2026
Piuma caduta
foglia muta, vicina
resta e già si perde
Volò l'uccello
ma resta la sua piuma
muta, sopra la foglia
Nota: L'uccello è volato via. Resta la piuma, posata sulla foglia secca: due cose leggere che il vento non ha ancora portato altrove.

SEDŌKA #6
25 maggio 2026
Nubi in marcia
non chiedono al cielo
di frenare il passo
Passano sopra
le case e le guerre
i nomi, le parole
Nota: Una fascia obliqua di nubi attraversa il cielo in bianco e nero. Camminano. Non guardano. Non sanno nulla di noi. Nemmeno vogliono sapere.

SEDŌKA #5
18 maggio 2026
Nuvole bianche
masticano il nero
del nulla che non guarda
Nessun ti cerca
l'occhio sopra le nostre
teste non sa i nomi
Nota: Il cielo oltre le nuvole ci guarda senza vederci. Un varco scuro, un occhio senza intenzione.

SEDŌKA #4
12 maggio 2026
Mani antiche
tengono la cannuccia
un sorso alla volta
Viso solcato
premuto nel cuscino
non si ritrae più
Nota: Mia madre ha novantasei anni. Beve da una cannuccia nel letto d’ospedale. Le mani tengono.

SEDŌKA #3
05 maggio 2026
Nido rimasto
il merlo non torna più
l'ho trovato già vuoto
Tra rami secchi
di steli intrecciati
e il vuoto preciso
Nota: Il merlo ha cambiato casa. L'ho capito trovando il nido: nudo nel cespuglio, già vuoto. Steli intrecciati con una pazienza che non abbiamo più.

SEDŌKA #2
28 aprile 2026
Riva di pietre
nuvole che passano
il mare qui insiste
L'acqua si piega
sul bordo frastagliato
e poi torna indietro
Nota: Tra la durezza delle pietre e la morbidezza del cielo, il mare non sceglie da che parte stare. Si adatta, si piega, cede, e intanto scava, consuma, trasforma. Da sempre.

SEDŌKA #1
22 aprile 2026
Vento ti spezzò
grido muto nel bosco
sei rimasto, monito
Legno che urla
resta, e nessuno impara
passiamo oltre, ciechi
Nota: Quattro anni fa un uragano ha spezzato questo albero. Nessuno lo ha rimosso. Resta lì, con le fibre del legno esplose verso l'esterno come grida congelate, come un gesto incompiuto. La natura non ha fretta di cancellare le proprie ferite, le mostra. Siamo noi che non sappiamo guardarle.